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Storia

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L’idea visionaria di questo sogno e progetto di vita nasce nel 2005 quando per la prima volta vedo l’edificio e, quasi a prima vista, me ne innamoro.

Era già da un po’ che nel mio girovagare post arrampicata nella Valle del Sarca stavo cercando un immobile da plasmare e modellare secondo la mia idea di casa. Una casa mia, da vivere, ma anche da condividere con gli amici ed aprire a nuovi ospiti. Attributo essenziale doveva essere la luce, l’esposizione, il sole. Doveva poi avere delle potenzialità ancora nascoste da poter esprimere.

L’incontro avviene nell’autunno – inverno del 2005 in un giorno assolato. In casa due bambini che giocano sui tricicli: si muovono e sbattono contro i muri carichi di mani di vecchia pittura, senza che nessuno si agiti o li riprenda. Quest’immagine dà forza alle mie prime sensazioni, alla mia idea che quella potesse essere una casa da vivere nell’essenza, accogliente…un luogo non “ossessionato” dalle formalità.

Incomincia quel giorno la mia avventura. Poco dopo c’è il contratto di compravendita e, a seguire, i primi essenziali lavori per poterci abitare: il riscaldamento, i primi intonaci da smantellare e da rifare, l’impianto elettrico da rivedere, quello idraulico da sostituire.

Iniziano anni in cui alterno il lavoro da medico a quello da muratore o, per meglio dire, da operaio “di bassa manovalanza”. Sviluppo una buona conoscenza della materia e mi entusiasmo nel vedere la casa che prende forma. Così mi gioco ferie, riposi, notti e trascorro tanto tempo immerso nel mio progetto. Ad accompagnarmi ci sono persone del posto, amici vecchi e nuovi che mi aiutano: chi una sola volta, chi ritorna la seconda e chi anche la terza.

In quel periodo devo ringraziare i miei genitori Carlo e Gabriella che mi assecondano e si lasciano convincere della bontà del progetto, proprio per l’entusiasmo e la passione che ci metto. I momenti belli si alternano a quelli più problematici, resi ancora più pesanti dall’impossibilità di essere presente contemporaneamente in cantiere e sul mio lavoro. In quelli in cui lo sconforto pare prendere il sopravvento, cerco di riportarmi all’inizio, al perché di questa avventura. Basta allora un’arrampicata in ambiente o una semplice camminata tra i boschi fino al Monte Casale e tutto torna chiaro, le nuvole si diradano e le perplessità sono spazzate via.

Il progetto si è evoluto man mano, si è plasmato lentamente definendo le sue forme. Ogni passo è stato fatto solo quando poteva essere fatto (i tempi sono stati un po’ lunghi) per non dover convivere con quella sensazione di debito che avrebbe sicuramente gravato e appesantito la leggerezza del sogno.

Oggi (aprile 2016) sono qui. Quasi non ci credo… Il commercialista che redige la pratica via telematica per l’apertura dell’attività mi chiede: «Come si chiama il B&B?». Lo dice come se fosse una cosa semplice, come se il mio sogno avesse preso vita e ora fosse una realtà con una forma ben definita e affermata. Rispondo: «Arco d’Ambiez». E non mi sembra vero…

The visionary idea of my dream-project was born in 2005 when I fell in love with this place. I’d started searching a place like this long time before while wandering in the Sarca Valley after climbing. The place I was looking for had to be luminous, exposed to the sun. This was the most important feature for me.

This place should also have had a great potential to express. The day when I found this place was a sunny autumn- winter day in 2005. Inside the house there were two kids playing on a tricycle hitting on then old walls. This image gave me the idea that this could be a house full of life, which could be lived in its essence, a comfortable house and not a place paralysed by conventions and formalities.

So everything started: the sale, the main works making the house to be lived in, the heating system, the checking of the electric  and water systems. This was the beginning of a time in which I alternated my job as a doctor to that of a construction worker, actually a manual labourer. Through this experience I acquired a pretty good knowledge in the matter of construction.

I invested my holydays, free time, nights in my project. Many friends, local people helped me , someone just one time others  more times.

I have to thank my parents who supported me in my project convinced by the passion and enthusiasm I’ve always showed. The time that came was not only made of beautiful moments but also of difficult times; I had to face many difficulties and problems which sometimes were difficult to solve because it was not possible for me to be at the same time  at the construction site and in the hospital.

Every time a difficult moment came I tried to gain courage thinking about the reason that led me in this adventure; and so a climb or walk in the woods could wipe out every doubts. My project took form with time. Every step was done when it was economically possible for me because I didn’t want to kill the lightness of my dream through the burden of debts; for that reason it took me longer to realise my dream.

today I am here..unbelievable…the business consultant is asking me the name of my BandB and he is doing that in a very concrete way as it already existed….so I answer “Arco d’Ambiez” and it seems not to be possible to me…